La Cattedrale

La Cattedrale.

   La Cattedrale di Bitonto è uno degli edifici più significativi e meglio conservati del Romanico Pugliese. Costruita fra il XII e il XIII secolo seguendo il modello della Basilica di S. Nicola a Bari, la chiesa fu eretta in un luogo che era già punto di riferimento della vita spirituale e civile della città, come testimoniano i notevoli resti della basilica paleocristiana ritrovati sotto l’attuale tempio romanico. Al suo interno sono custodite preziose opere scultoree come l’ambone di “Nicolaus Sacerdos et Magister” del 1229 e il pulpito di Gualtiero da Foggia del 1240.

 

 Ambone

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  I motivi decorativi che rendono unica la Cattedrale di Bitonto

  L’interno della Cattedrale manifesta armonia ed equilibrio nella perfetta rispondenza tra i vari elementi strutturali che lo compongono in un piano unitario rispettato fino in fondo. La cattedrale racchiude veri e propri tesori, testimonianza di maestria di epoche remote. Al di là dello splendido mosaico ritrovato nei recenti scavi l’arredo scultoreo è quello che colpisce di più per la ricchezza di forme e contenuti.

    I capitelli delle colonne e dei pilastri delle navate sono coperti da fitti intagli che ne alleggeriscono la mole, motivi vegetali, foglie arricchite con pigne finemente traforate e animali accucciati, leoni, grifi e maschere umane. In particolare il primo a sinistra dell’ingresso reca una raffigurazione che attira immediatamente l’attenzione del visitatore: la rappresentazione di Alessandro Magno innalzato al cielo da due grifoni; un tema che si ritrova sui mosaici pavimentali delle cattedrali di Otranto,  Taranto e Trani, facendo  allineare il capitello  alle opere realizzate intorno alla metà del XII secolo.

    Vicino ad una colonna di destra della navata c’è il pulpito marmoreo (composto probabilmente con i pezzi dell’antico altare maggiore che era opera di Gualtiero da Foggia 1240) formato da una cassa sorretta da colonne con  capitelli finemente lavorati. Di squisita fattura sono i due plutei, che costituiscono il fronte della cassa, decorati  con motivi a intreccio ravvivati da intarsi con vetri colorati e dorati che rimanda ad un gusto di matrice orientale circolante nella Puglia “federiciana” del XIII secolo.

   Addossato al pilastro destro di sostegno all’arco trionfale è l’ambone uno dei complessi scultorei più celebri della regione; opera firmata da Nicolaus Sacerdos et Magister (1229) come riportato dalle due epigrafi. Preziosissimo nella decorazione a traforo e intreccio con incrostazione a mastici colorati, una tecnica, di origine bizantina e islamica poi largamente ripresa in età federiciana per fingere gli effetti dei tessuti serici che dovevano essere largamente impiegati nell’arredo sacro e profano. Nella  parte frontale, sporge il lettorino semicircolare, con rosoni e tarsie in marmi policromi, a cui si appoggia l’aquila sostenente il leggio sorretto da figura umana. Una lastra triangolare, impiegata come parapetto della scala, ha nel campo, delimitato da cornici riccamente ornate, una figurazione a bassorilievo ritenuta la rappresentazione di Federico II e la sua famiglia. Le immagini sono disposte in modo da seguire l’inclinazione del parapetto.

   Il pulpito e l’ambone così particolari nella loro composizione al di là  dell’identità e della maestria dell’autore sono una preziosa testimonianza di come la Puglia del XIII secolo sia immessa in quella circolazione culturale che la collegava alla Sicilia in epoca sveva e di cui gli artisti pugliesi furono attenti nel coglierne i motivi più significativi.

   Dalle navate laterali si accede alla cripta, estesa sotto il transetto, anche qui i capitelli delle colonne riportano pregevoli decorazioni scultoree; sulle pareti opposte alla zona presbiteriale ci sono affreschi del XIV secolo.

 

 

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     Mosaico Grifone

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   Dati storici

   La Cattedrale bitontina sembra essere una sorta di riduzione in scala della basilica di S. Nicola di Bari, in essa è presente una tale coerenza ed unità stilistica da lasciare supporre che la sua edificazione dovette avvenire fra il XII ed il XIII secolo secondo un’unica campagna di lavori, quando tutti i problemi progettuali incontrati nell’edificazione della Basilica barese erano stati già affrontati e risolti.

   Enigmatica per l’assenza di documenti che attestino la data della sua fondazione e l’intitolazione, diverse iscrizioni in alcuni arredi scultorei  fanno presumere che nella prima metà del 1200 l’edificio doveva essere concluso; inoltre a confermare che alla metà del XIII secolo la struttura fondamentale della chiesa fosse ultimata è il fatto che attorno ad essa si seppellivano personaggi  di primo piano della vita cittadina.

   In seguito alla conclusione dei lavori l’edifico subì diverse modifiche nel corso dei secoli.

   Ai primi anni del secolo XIII fu eseguita la decorazione esterna e la suppellettile interna, dove ci sono appigli cronologici sicuri: il 1229 legato all’ambone e il 1240 o il 1222, secondo diverse interpretazioni, legato all’iscrizione del ciborio fatto da Gualtiero da Foggia .

   Nel XIV secolo, fu aggiunta, nel fianco sud, la cosiddetta Porta della Scomunica, di gusto arabizzante.

   Fra la fine del XIV e la metà del XV si chiusero all’esterno le arcate cieche per realizzare delle cappelle funerarie (a confermarlo ci  sono i documenti, il primo in proposito è il testamento di un certo Nicola Altissimo -1332- che dispone di ricavare da un arco della cattedrale bitontina una cappella dedicata a S. Nicola).

  Nel 1484 venne abbattuto il campanile “sulla piazza”, dichiarato pericolante da una commissione inviata dal feudatario Andrea Matteo Acquaviva e capeggiata dallo scultore Nuzzo Barba da Galatina, noto scultore e architetto al servizio degli Orsini  e degli Acquaviva.

   Alla metà del XVII vi furono profonde trasformazioni interne: fu eliminata l’iconostasi, nel 1651 vennero abbattuti l’altare basilicale e il ciborio (i pezzi del ciborio, dispersi e solo in parte rintracciati, sono conservati ora nel museo diocesano) per far posto al veneratissimo altare dell’Assunta trasferito dalla cripta, l’ambone fu smontato e ricomposto dove si trova ora, addossato al pilastro destro di sostegno dell’arco trionfale.

   Nel ‘700 il vescovo Cedronio intraprese una serie di lavori durante i quali rimodellò la nave centrale coprendola da una volta ad incannucciata  e distrusse il coro ligneo cinquecentesco.

   Nell’Ottocento si dette il via al ripristino in stile romanico della fabbrica.

   I restauri degli anni trenta riaprirono le arcate cieche sui fianchi, demolendo le cappelle gentilizie; negli anni cinquanta fu ricostruito il campanile di nord-est.

   Infine nel maggio del 1991 si è svolta una campagna di scavi, all’interno della cattedrale, che ha portato alla luce ciò che era rimasto e poi occultato, con la nuova costruzione, della precedente basilica paleocristiana : si sono trovati i pilastri dalle superfici affrescate alla maniera bizantina con raffigurazioni di santi e, a circa tre metri di profondità, il piano pavimentale ricoperto di un meraviglioso mosaico policromo con vari disegni fra cui un  riquadro raffigurante una grande ed elegante figura di grifo realizzato con raffinatezza e un sottile gioco chiaroscurale, davvero un unicum nel panorama artistico del Medioevo pugliese.