Settimana Santa

   Uno dei maggiori vanti della nostro vivere btontino è quello di essere fieramente legati alle antiche trandizioni, custodendole ed animandole con la stessa passione de nostri padri. Tradizioni antiche, radicate nei secoli passati, che abbiamo abbracciato e fatto gelosamente nostre.

   Durante la Settimana Santa la ragione e la fede sublimano nei riti aviti e suggestivi che culminano nella processione notturna del Giovedì, con la teoria delle statue dei Misteri, e del Venerdì. In questo giorno la processione, curata da secoli dall’Arciconfraternita di S. Maria del Suffragio, si snoda lenta e silenziosa per le strade buie a far memoriale del percorso doloroso di Gesù: le immagini dell’Addolorata e del Cristo Morto, belle d’una mestizia antica e dignitosa, sono seguite dal trofeo floreale col reliquiario del Legno Santo e da una delle tre copie ex contactu esistenti al mondo della Sindone.

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   Per la Settimana Santa la cucina bitontina sforna un’infinità di specialità: taralli di tutte le specie (olio e pepe, inginocchiati, ecc.), occhi di Santa Lucia (nodini rivestiti di zucchero), mostacciuoli, sassanelli (pianelle con vin cotto), scarcèdde ossia taralli a treccine con uovo centrale….ma è il “Benedetto” che la fa da padrone. Il Benedetto è un piatto (pugliese) che ci riporta al calore delle nostre radici: infatti, era d’uso che il capo famiglia il giorno di Pasqua prima di cominciare il pranzo benedicesse la sua famiglia con un ramo benedetto d’ulivo. Il Benedetto viene servito sia come antipasto, sia come piatto intermedio tra il primo ed il secondo; si compone di pietanze salate (“per ricordare i tempi duri della Quaresima”) e pietanze dolci (per ricordare la gioia della Pasqua).

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